Accovacciato lungo il muro
Perimetrale, dall’intonaco lercio
e scrostato,
guardava nel vuoto
Sembrava fissasse un punto preciso
lontano
I suoi occhi non erano luminosi,
un velo di malinconia,
come nebbia……..
cadeva dalle sue palpebre.
Nubi di pelle stanche di versar lacrime,
raggrinzite, dalle ciglia bianche,
come i suoi contorti capelli.
Incollati fra loro dal grasso
unico unguento usato.
Involontariamente da un barbiere
Chiamato miseria
Sembrava vecchio,
stanco della vita
non sorpreso e nemmeno avvilito
e neppure amareggiato né deluso.
INDIFFERENTE
I suoi occhi non guardavano,
le sue orecchie non udivano,
la sua bocca non sorrideva.
Sembrava una ferita che non sanguinava,
come anche le rughe profonde
CICATRICI
che solcavano le guance annerite,
dal tempo e dal sole rinsecchite.
Un cane al suo fianco disteso,
la medesima espressione sul muso,
gli stessi laconici occhi piangenti.
Un corpo accasciato sull’asfalto rovente,
e stracci, luridi stracci, in una borsa
a forza impilati,
in un bagaglio su ruote sbilenche.
Un cappotto bisunto e
stracciato….
…sulle ossute spalle appoggiate,
lo riparavano dal caldo e dal vento,
dalla pioggia e dall’uomo,.
COME SE FOSSE UN PARAVENTO LO RENDEVANO INVISIBILE
Alla persona che andava spedito,
senza degnarlo……
nemmeno di uno
sguardo, di un cenno, di un sorriso
che più di una moneta lo rendesse capito.
Ma chi era veramente felice e sereno
Chi l’indifferente in un mondo turbato
LUI, SI’ ERA LUI L’UNICO UOMO FELICE
Individuo di cui nessuno
conosceva il passato,
né il motivo per cui era lì, e non come altri
di corsa, indaffarato.
UN SENTIMENTO CHE SOLO UN OCCHIO ATTENTO POTEVA VEDERE
La serenità che quell’uomo portava dentro….
…Incomparabile, rispetto alla felicità
che ognuno si arroga di possedere.
RIGIDO, INERME, CON GLI OCCHI SOGNANTI
MA LIBERO DENTRO DA QUESTI ARROGANTI.
®© Mario Italo Fucile
Nessun commento:
Posta un commento