venerdì 25 aprile 2014

IL BACIO DELLA CROCEROSSINA




Dall’alto come stelle filanti nell’oscurità della notte,
Lampi d’innaturali svariati colori incandescenti,
Tracciavano il cielo, traforando le nuvole ai rumori assuefatte.

Gli astri per timore avevano lasciato il firmamento, ora del tutto evanescenti.  
Lasciando che la luna illuminasse di riflesso quel campo distrutto,
 dall’uomo e da innumerevoli profondi e larghissimi solchi, abusato.

La luna illuminava con la flebile sua luce un immenso macello,
corpi di giovani dal viso acerbo di lurida  melma di già ricoperti.
macchie di sangue, laceranti ferite, erano i loro dolorosi tormenti 
la figura della gelida morte, l’ultimo grande fardello.

Dolorose lacerazioni smembravano corpi e strappavano arti
 Ponendoli nelle maniere più innaturali e spargendoli in più parti.

 Per materasso la cruda terra, i sassi del Piave o dell’Adamello
Nel cielo, solo rombi tuoni e sibili acuti, grida strazianti, irreali
Si disperdevano rimbombando nel cuore e nel loro cervello.

Dalle bocche, flebili suoni pronunciavano un solo nome di vocali.
 e consonanti diverse, che componevano una grande  Parola 
 il cui nome tutti conoscono dolcissimo insieme di lettere : “ AMORE “

Che fosse quel nome, Mamma o Rosa ma anche. Giovanna.
O quello di un Santo, provenivano tutti da un grosso bisogno,
Quello di ripoter rivedere la loro tanto bramata compagna.
Le unghie e le dita si aggrappavano alla terra in un ultimo sogno.

Morire per loro non era più un gran male
Anni in trincea avevano  contorto ogni loro logica mentale.

Dita leggere accarezzarono di un militare la fronte sudata.
Una mano afferrò con dolcezza quell’arto nel terreno anchilosato.
Lo appoggiò al suo cuore di donna, come se fosse quel dell’amata
Quello della ragazza, lasciata in un paese lontano, di cui si era invaghito.

Gli occhi dell’uomo avvolto in quella verdastra divisa così lacerata
 fissò questo viso, a lui con i contorni indecisi, e tanto annebbiato.
La Crocerossina poggiò con dolcezza le sue stupende tenere  labbra.
Su quelle asciutte di un piccolo sfortunato eroe chiamato soldato.
Un ultimo sguardo felice a quell’angelo e il suo corpo diventò inanimato.

®©  Mario Italo Fucile




Nessun commento:

Posta un commento